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Quadri di spazzatura... l’arte di fare di necessità virtù – di Mariella Santoro

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Quadri di spazzatura... l’arte di fare di necessità virtù
di Mariella Santoro

pubblicato il 05/02/2016

Si chiama Mbongeni Buthelezi, è un famoso pittore sudafricano, tanto da essere noto oggi, anche a livello internazionale, come uno dei più potenti esponenti delle arti visive in Sud Africa del 21° secolo. E le sue opere sono fatte di... spazzatura.
Determinato a diventare uno scultore, ha cominciato la sua carriera prendendo lezioni private di prospettiva e disegno, in cambio di pane e tè, per poi indirizzarsi verso la pittura, una volta iniziato a studiare full time a Johannesburg. Le ristrettezze economiche in cui viveva, però, non gli consentivano di acquistare costosi colori e tele per dare sfogo alla sua creatività. Così, ispirato da un workshop in cui la plastica veniva utilizzata come tela, cominciò ad utilizzare materiali alternativi alla classica pittura, peculiarità che da quel momento diventò tipica delle sue opere. E dato che la plastica può essere facilmente reperibile, iniziò ad utilizzarla non solo al posto della classica tela, ma anche per dipingere, incollando piccoli pezzi all’opera o sciogliendola e "verniciandola" aiutandosi con una pistola di calore, creando così superfici e strutture con sfumature sottili e colori cangianti. Per la precisione, Buthelezi ha affinato ed utilizza correntemente diciotto diverse tecniche, ognuna sottilmente differente rispetto alle altre.
Non è solo questo, spiega l’artista, ma molto di più. Una vera metafora della vita: "Io raccolgo rifiuti e creo qualcosa di bello partendo da questi. Prendo quello che non ha alcun valore e gli dò nuova vita. La stessa cosa che possiamo fare con noi stessi e con la nostra storia."
Non a caso i soggetti delle opere spesso riprendono il tema delle questioni sociali e ambientali.
La sua idea geniale di "riciclo artistico" o di "arte ecologica", se vogliamo, non solo mette a nudo una forte coscienza rispetto al problema ambientale e all’impoverimento sociale e politico della sua terra, ma anche alla mancanza di opportunità o alternative del suo popolo. L’artista vuole essere a suo modo messaggero di speranza. Desidera che la sua storia apra agli altri nuove prospettive, doni loro la consapevolezza che anche dal nulla si può ricostruire una vita o una carriera. Perchè "fare arte" possa spingere a cambiare la propria vita per contribuire positivamente alla trasformazione del mondo.
Vincitore di numerosi riconoscimenti e portato alla ribalta internazionale grazie alle mostre presso il Museum of African Art di New York, il Goch Museum in Germania e alla biennale di Praga, oggi è docente della Funda Academy di Whittlesea (Sudafrica) e i suoi lavori fanno parte di collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.

Mariella Santoro


 
 
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